Salzburg - Mit großem Applaus für die musikalische Leistung ist am Samstagabend die Premiere der Rossini-Oper «Moise et Pharaon» bei den Salzburger Festspielen gefeiert worden.
Click here for ALL actual critics of Salzburg Festspiele 2009
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(15 gennaio 2010) - Corriere della Sera
L' intervista Dopo Anita Rachvelishvili alla Scala, una nuova
star della lirica da Tiblisi
L' altra Carmen della Georgia: «Canto la libertà delle donne»
Nino Surguladze: mancava il pane e ho scelto le rose dell' arte Il fascino Oltre
la voce, uno sguardo di velluto su un corpo mozzafiato per la «Penelope Cruz del
bel canto»
U na Carmen che si chiama Nino. Nessuna ambiguità, Nino è
donna, assolutamente donna, nient' altro che donna. Lunghi capelli scuri,
sguardo di velluto, bocca carnosa, fisico mozzafiato. Nino Surguladze, la
Penelope Cruz della lirica. Georgiana, di Tiblisi, stesso Paese, stessa città di
Anita Rachvelishvili, altra Carmen, quello dell' inaugurazione della Scala, la
debuttante su cui ha scommesso, e vinto, Daniel Barenboim. Non basta. Stesso
Paese, stessa città di un' altra Nino della lirica, Nino Machaidze, anche lei
nuovo astro del bel canto, anche lei fascinosa come una diva, tanto da venir
paragonata ad Angelina Jolie. Coincidenze? «Di più - avverte Sugurladze, a
maggio al Comunale, protagonista del capolavoro di Bizet diretta da Michele
Mariotti, regia Andreys Zagars -. Tutte e tre siamo uscite dall' Accademia della
Scala. Una straordinaria palestra non solo per la carriera ma anche per la vita.
Un' occasione di crescere professionalmente sotto la guida dei più grandi
insegnanti. Non finirò mai di ringraziare Leyla Gencer, Luciana Serra... e il
maestro Muti. Il primo a credere in me. Anch' io ho inaugurato una stagione
della Scala, nel 2003, nel ruolo di Marie in Moise et Pharaon di Rossini. E con
la stessa opera ci siamo ritrovati con Muti la scorsa estate a Salisburgo e di
nuovo accadrà il prossimo dicembre a Roma...» Nel mezzo tanti altri titoli «Da
Così fan tutte, che tra poco riprenderò in Giappone, a Norma, da Rigoletto a
Luisa Miller a Traviata... A giugno sarò di nuovo alla Scala, con il Faust di
Gounod. E naturalmente Carmen. Un personaggio che amo moltissimo. Che sento
vicino. Del resto, quale donna non tifa per Carmen?».
La sua collega
Rachvelishvili, tanto per fare un nome. Pur interpretandola magnificamente,
Anita ha dichiarato di preferire il carattere rassicurante di Micaela «L' ho
letto e mi sono un po' sorpresa. Non conosco personalmente Anita, anche se ci
scriviamo su Facebook. Però è vero che Carmen e Micaela sono due archetipi di
femminilità che, in qualche modo, convivono in ogni donna. Tutte siamo un po' l'
una e un po' l' altra. A seconda dei momenti della vita e dei sussulti del
cuore». E in questo momento il suo cuore dice Carmen «Eh sì. Non tanto come
icona di seduzione, ma per il suo essere donna libera, onesta e sincera fino in
fondo. Una che se ti ama te lo dice, se non ti ama più se ne va». Facendo però a
pezzi il povero Josè «Josè è un brav' uomo, ma troppo fragile e troppo semplice
per una come lei. Chi può tener testa a Carmen è Escamillo, il torero.
Uno che
sa quel che vuole, un vincitore. Tra un uomo innamorato e un uomo realizzato noi
donne, nel 90% dei casi, scegliamo quest' ultimo». Qual è il momento di Carmen
che più la commuove? «La scena delle carte. Lei già conosce il suo destino, sa
che la morte l' aspetta al varco. Non perché sia una strega ma perché, come gran
parte della donne, vive d' intuito. Le carte le danno solo la conferma della
condanna. Ma lei non indietreggia». E' vero che lei ha fatto anche del cinema?
«Sì. Il primo film l' ho girato a 9 anni, la storia di una bambina e di un
delfino. In Georgia ha avuto grande successo. Fui scelta tra 350 ragazzine. Dopo
ne ho girati ancora un paio, ma poi tra guerra e crisi il cinema georgiano ha
subìto una battuta d' arresto. Nel frattempo avevo iniziato a cantare, prima il
pop, poi al Conservatorio». Tra guerra e disagi di ogni tipo non deve esser
stato facile per lei come per tante giovani georgiane dedicarsi all' arte, alla
musica «O forse proprio per quello ci è sembrato così necessario... Se non puoi
avere il pane vuoi almeno le rose. Sì, è stata dura. Senza elettricità, senza
gas, spesso senza cibo. Certe sere, quando cantavo, si vedeva il fiato per il
gelo. Ma si andava avanti. Se oggi tante di noi si sono fatte un nome sulla
scena lirica è anche per quello sforzo in più, per quella voglia di riscatto.
Per noi ma anche per il nostro Paese. Ogni nostro successo, è anche un successo
della Georgia». RIPRODUZIONE RISERVATA
Manin Giuseppina
http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/15/altra_Carmen_della_Georgia_Canto_co_9_100115105.shtml
I punti e le punte d’eccellenza non si contano.
A parte la mitica, immensa Preghiera, "Des cieux ou tu rèsides" in
cui l’aria si fa letteralmente rarefatta, ci viene in mente, qui ed
ora, lo splendido quintetto del II atto "Malheur a’ qui l’offense"
oppure "Ah! D’une tendre mére" di Sinaide ed ancora Anai, a un passo
dal finale del IV.
E ciò grazie (stavolta ci vuole) alla prestazione d’interpreti
ineccepibili: le donne innanzi tutto, Marina Rebeka (Anai), Nino
Surguladze (Sinaide)
http://giornale.lasicilia.it/giornale/1008/CT1008/CS/CS02/CT1008CS02.pdf
http://entertainment.timesonline.co.uk/tol/arts_and_entertainment/article693073.ece
http://archives.chicagotribune.com/2008/mar/03/entertainment/chi-ovn_0303eugenemar03
http://entertainment.timesonline.co.uk/tol/arts_and_entertainment/article742327.ece
http://www.prestoclassical.co.uk/selecteddvds.php?keytype=2&keyword=Bizet
http://www.musicaedischi.it/recensioni.php?genere=novita&id=5629